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Meteora
è una famosa località ubicata nel nord della Grecia, al bordo nord
occidentale della pianura della Tessaglia, nei pressi della cittadina di
Kalambaka. Essa è un
importante centro della chiesa ortodossa, nonché una rinomata meta
turistica, ed è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall’Unesco.
Meteora (che
significa "che sta in alto") si caratterizza per la presenza di numerose
torri naturali di roccia. Su diverse di queste torri si sono insediati dei
monasteri (a loro volta detti "meteore"), caratteristici per l'ardita
costruzione in cima a pareti a picco.
Oggi sono funzionanti e visitabili sei monasteri (Agios Stefanos, Agia Triada,
Gran Meteora, Varlaam, Roussanou e Agios Nikolaos), oltre un settimo disabitato;
altri sono andati distrutti ed in parte se ne conservano le rovine.
Le Meteore vennero abitate inizialmente da religiosi quando dal
985 d.C. l'eremita Barnaba si stabilì
in una caverna della zona. La cosa più oscura è come
gli eremiti fossero stati in grado di
raggiungere le sommità di queste pareti rocciose, alcuni suppongono che avessero
conficcato dei picchetti nella roccia e trasportato i materiali per costruire in
cima, altri invece ipotizzano l'utilizzo di aquiloni che trasportavano corde
attaccate a funi più spesse dalle quali si ricavavano scale in corda.
I monasteri sono raggiungibili con
scale in muratura o scavate nella roccia la cui salita è impegnativa ma non
molto faticosa. Il panorama è molto suggestivo. L'ingresso ai monasteri è a
pagamento, per le donne sono a disposizione dei teli da indossare a modo di
gonna per coprire le gambe scoperte o i pantaloni.
E' uno spettacolo inimmaginabile, tanto imponente per la sua grandezza e le sue
forme. Il visitatore che guarda questi elementi di pietra si sente investire da
strani sentimenti, misti di timore ed ammirazione, e dalla netta impressione
della vanità dell'esistenza umana in mezzo all'Universo infinito. Le Meteore
fanno nascere nel visitatore sentimenti di timore e venerazione. Non esistono
leggende sulle Meteore e la mitologia non si è occupata di questo fenomeno
straordinario. La loro esistenza si perde nella notte dei tempi, ma solo
nell'ultimo millennio gli storici hanno cominciato ad occuparsene. Questo
imponente fenomeno geologico, unico al mondo, è stato studiato a più riprese da
geologi greci e stranieri, senza tuttavia che essi siano potuti arrivare ad una
conclusione concorde per quanto riguarda l'origine di queste rocce giganti.
Secondo il geologo tedesco Philipson, queste enormi masse di roccia sono state
create da un conoide di deiezione, cioè dai detriti (ciottoli fluviali e pietre
calcaree) depositati da un grande fiume che, milioni di anni fa, si versava in
un golfo profondo nel mare che allora copriva la Tessaglia. Nel corso delle età
geologiche questo deposito si modificò in una massa solida e compatta di
conglomerato calcareo che fu quindi sottoposta ad una intensa opera di
dilavamento quando le acque si ritirarono attraverso la valle di Tempe nell'
attuale Mare Egeo. Più tardi, durante l'era terziaria, si formò il ripiegamento
alpino della catena del Pindo, provocando una frattura tra queste rocce e
formando tra loro la valle del fiume Peneo. La natura inaccessibile e selvaggia
del luogo assicurò agli abitanti, nel corso dei tempi, una valida protezione
contro le incursioni degli invasori che a più riprese entrarono in Tessaglia.
Queste rocce furono all'inizio un asilo sicuro per gli eremiti e più tardi per i
monaci che, rinunciando al mondo, si sentivano più vicini a Dio, tendendo a
raggiungere la perfezione della vita cristiana con la carità e le privazioni,
nella pace celeste di queste rocce.
Questi asceti, all'inizio eremiti isolati, pregavano in piccole cappelle che si
chiamavano «oratori». In seguito, poco a poco, si unirono a formare delle
comunità religiose, per vivere più compiutamente il loro impegno cristiano. Non
si sa quando le Meteore siano state abitate per la prima volta. Tutte le fonti
scritte esistenti risalgono ad epoche in cui la vita monastica era già
organizzata. Alcuni bizantinologi sostengono che esistessero dei monaci
organizzati in conventi già prima del secondo millennio d.C. Secondo altri il
primo asceta fu un certo Barnaba, che nel 950- 970 fondò l'antichissimo convento
di S. Spirito. Il monastero della Trasfigurazione fu fondato poco dopo da parte
di un monaco cretese, Andronico, intorno all'anno 1020, mentre nel 1160 altri
eremiti fondarono il convento di Stagon sulla roccia di Dupiani. Circa 200 anni
dopo l'eremita Varlaam fondò il monastero dei Tre le-rarchi e di Tutti i Santi.
Ancora più tardi sconosciuti religiosi fondarono altri conventi: S. Trinità, S.
Stefano, Presentazione al Tempio, Russanos o Arsanos, S. Giorgio di Mandila, S.
Nicola Anapafsa, Vergine di Mecani, Santi Teodori, S. Nicola di Bantova, SS.
Apostoli, S. Gregorio, S. Antonio, Pantokrator, Santa Solitudine, S. Giovanni,
Battista, Ipsilotera o dei Calligrafi, S. Modesto, Alysis, Apostolo Pietro, S.
Demetrio, Callistrato, Arcangeli, S. Giovanni di Bunila. Questa città monastica
si organizzò nel corso dei tempi e fu sostenuta con numerosi doni e privilegi da
potenti famiglie cristiane. Al culmine della sua prosperità, nel 17° secolo,
o-spitò un numero veramente grande di monaci e asceti. Successivamente la sua
fortuna declinò e oggi sono ancora in uso solo i monasteri della
Trasfigurazione, di Varlaam, di S. Nicola Anapafsa, di Russano, della Santa
Trinità, di S. Stefano (e parti di uno o due altri). I resti degli altri
conventi una volta esistenti sono completamente spariti. I primi asceti
scalavano le rocce delle Meteore per mezzo di una serie di impalcature, che
venivano sostenute da travi fissate nella roccia. Questa sistemazione (di cui si
possono distinguere ancora le tracce) fu rimpiazzata più tardi da lunghissime e
vertiginose scale di corda.
Quelli che non osavano servirsene venivano tirati su per mezzo di una rete. La
salita durava circa mezz'ora: mezz'ora di angoscia e di terrore. Un sudore
freddo imperlava la fronte di colui che si accingeva alla salita quando,
staccatasi dal suolo, la rete si metteva a girare in cerchio nel vuoto, mentre
la corda strideva sul verricello, minacciando da un momento all'altro di mandare
il visitatore in fondo all'abisso. Dal 1922 delle scale tagliate nella roccia
permettono di accedere al monastero in modo sicuro e facile. La rete è ancora
usata per il trasporto degli alimenti e di altri generi di prima necessità.

Per le foto dei Monasteri delle Meteore ringraziamo
http://www.motortravel.it/
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